Come si scrive una sceneggiatura

Come si scrive una sceneggiatura? Come si diventa sceneggiatori? A giudicare dalle domande che mi ponete ogni giorno, questo è un argomento che sta a cuore a molti di voi. Utilizzerò questo blog cercando soprattutto di trattare temi di vostro interesse ma senza dissertare. Sulla scrittura di una sceneggiatura ci sono pubblicazioni molto serie e valide alle quali ovviamente non intendo minimamente sostituirmi con poche righe. Preferisco parlarne, facendomi guidare dai vostri quesiti. Così magari vi stimolo ad approfondirne lo studio.

Come si scrive una sceneggiatura?

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Ho già risposto sul FilmMaker Channel a questa domanda “Come si scrive una sceneggiatura?” e in altra occasione ho anche parlato di “Come si scrive una scena”. Tenete presente che, per farvi giusto un esempio, il Corso di sceneggiatura di Franco Bernini che si tiene al Centro Sperimentale di Cinematografia dura tre anni! Non puoi aspettarti da due minuti su YouTube una formazione completa, questo è ovvio. Quello che ho provato a dire su FilmMaker Channel è che prima di affrontare lo studio vero e proprio bisogna cercare di verificare se siamo veramente portati per la scrittura cinematografica. In altre parole: se vogliamo fare i cantanti prima di intraprendere costosi percorsi di studio verifichiamo almeno se non siamo stonati.

A parte lo studio, come si diventa “realmente” sceneggiatori?

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Per “realmente” credo che molti di voi intendano come si riesce a lavorare come sceneggiatori. Come succede con gli artigiani, si inizia come “schiavi” non c’è altra strada. Dovete avvicinare uno sceneggiatore di successo, dargli la vostra disponibilità gratuita. Sperare che prima o poi vi dia qualche cosa da fare. Inizierete correggendo errori, evidenziando incongruenze, verificando la struttura, insomma facendo tutti quei lavori abbastanza noiosi che portano via molto tempo a uno sceneggiatore. Se siete precisi, puntuali, se non vi lamentate, se accettate il fatto di non firmare per tanto tempo e se avete a che fare con una persona onesta, comincerete a scrivere delle sottotrame, svilupperete dei personaggi e un po’ alla volta diventerete sceneggiatori davvero. Tanta pazienza, tanta fame, tanti rospi da ingoiare. Potete consolarvi pensando che tutti più o meno cominciano così.

Perché un Corso di sceneggiatura dura così tanto?

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Provate a guardare i programmi di studio di un Corso di sceneggiatura. Uno sceneggiatore degno di questo nome sa interpretare un soggetto, un trattamento, sa differenziare il suo lavoro di scrittura passando dal lungometraggio al cortometraggio, dall’inchiesta al reportage, dal documentario alla serie web o al serial televisivo. Impara a costruire i personaggi, le scene, i dialoghi. Prende conoscenza del pitching. Uno sceneggiatore è un professionista, come un dentista o un architetto. Potreste mai imparare a estrarre un molare seguendo un tutorial su internet?

Che cosa è il pitching?

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Tu hai un progetto, ne sei entusiasta, ne hai parlato con gli amici e tutti ti hanno detto che è una bella idea. Hai scritto un programma tv oppure il soggetto di un film o l’idea di un documentario. Finalmente un editore ti riceve per sentire di che cosa si tratti. Ecco, quel momento in cui davanti al “mercato” tu esponi, proponi il tuo progetto viene chiamato pitching. Il termine viene dal baseball americano e significa “lanciare la palla”.  In quel momento infatti tu stai per la prima volta sommariamente raccontando la tua idea, lanci la palla appunto sperando che venga colta dal tuo interlocutore. Anche questo è qualcosa che bisogna imparare per riuscire a fare questo mestiere: vendere se stessi, vendere le proprie idee.

Studiando sceneggiatura, a un certo punto si parla di inversione. Che roba è?

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In una sceneggiatura l’inversione ha molte funzioni. La più frequente e anche immediatamente chiara si ha quando “da un momento all’altro” succede qualcosa che capovolge, stravolge, inverte appunto, la scena che stiamo guardando: gente felice su una spiaggia… l’arrivo di terroristi, un pic nic coi bambini su un bel prato verde… una belva feroce che fa una strage. Attenzione però: l’inversione non è un colpo di scena. Inverte proprio il racconto: su quella spiaggia o su quel prato muore uno dei protagonisti per cui quella che ci sembrava la storia di una coppia felice diventa la storia di una donna sola e disperata. L’inversione in un film dell’orrore non ci disorienta. Sappiamo perfettamente che quei quattro ragazzi allegri e simpatici che stanno entrando in quell’albergo ne passeranno di tutti i colori. L’inversione che ci stupisce, che aumenta il piacere della visione di un film è invece quella che dà una vera svolta a tutto il racconto: il ricco che diventa povero, la moglie e mamma perfetta che a un certo punto si rivela lesbica.

Plot e subplot che parte hanno nelle sceneggiature?

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Sono la sceneggiatura stessa. Plot e subplot potrebbero essere chiamati semplicemente trama centrale e trama secondaria o sottotrama. Ma gli sceneggiatori non usano più questi termini italiani. La trama sapete cos’è. La sottotrama racconta fatti, episodi, momenti che danno valore o significato o spiegazione alla trama principale. Nelle serie televisive ci sono diversi subplot in ogni episodio. Prendiamo Dexter: è un serial killer, ma è anche un bravo ematologo, un bravo marito, un bravo papà. Ciascuna declinazione del personaggio serve a raccontarci meglio la storia del serial killer in tutte le sue sfaccettature. L’ideazione dei subplot deve nascere a tavolino proprio perché accompagna, sottolinea, spiega la trama principale. Va dapprima studiata e verificata nella trama principale e poi scritta.

Concludendo

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A mio parere non è necessario imparare tutti i termini tecnici che vengo usati dagli sceneggiatori. Da produttore ho avuto fra i piedi super esperti sceneggiatori che parlavano di focus e di inversioni ma che in realtà sapevano soltanto scopiazzare scene appartenenti a serie televisive di successo. Questo lavoro può essere svolto solo da persone che hanno il talento della immaginazione. Prima di scriverla, una scena bisogna immaginarla in ogni dettaglio. La “scrittura” diventa in un certo senso “trascrizione” ed è un mestiere che si può imparare. L’immaginazione o ce l’hai o non ce l’hai.

Alessandro Ippolito

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